Improvvisazione Teatrale

L’arte di improvvisare

Cos’è l’improvvisazione teatrale e come nasce.

L’improvvisazione teatrale nasce nel 1977 a Montrèal.

Due attori canadesi, Robert Gravel e Yvon Leduc, creano una nuova formula di spettacolo: il match di improvvisazione teatrale, realizzando l’utopia di una pèrformance completamente improvvisata.

Nell’improvvisazione teatrale vengono saltati tutti i passaggi classici del teatro tradizionale: scrittura – regia – prove – rappresentazione, e l’attore diviene al tempo stesso attore/autore/regista di se stesso e del gruppo con il quale lavora. Il tutto nasce dall’input che il pubblico fornisce agli attori attraverso una frase o anche  una semplice parola. Il pubblico diviene parte fondamentale dello spettacolo, non è solo un fruitore esterno ma fa parte del tutto. La quarta parete viene completamente distrutta ed il pubblico può salire in scena con gli attori decidendo drammaturgicamente in quale direzione la storia dovrà muoversi.

Si passa da un concetto d’improvvisazione legato all’estro di un singolo attore con capacità di uscire e rientrare nel filo del proprio personale monologo, ad una ricerca, di gran lunga più difficile, che renda possibile la creazione “immediata” di una struttura teatrale con più persone (soprattutto sconosciute) e su diversi stili. Un lavoro che ha come lontano e illustre parente la commedia dell’arte, con la difficoltà in più di non avere né personaggi predeterminati, né canovacci, né costumi, né scenografie, ma soltanto la propria fantasia e la propria tecnica attoriale.

Per fare ciò è necessaria una grande preparazione tecnica ed un percorso formativo ed esperienziale che fonda le sue radici sull’ascolto dell’altro. Quando si è sul palco non si ha tempo di accordarsi sul cosa si vuole portare in scena poiché la storia si costruisce in tempo reale, pertanto gli attori dovranno in pochi istanti entrare in sintonia attraverso poche parole, sguardi e a volte anche ascoltando il silenzio dell’altro.

A rendere possibile tale sintonia vi sono delle tecniche ben precise, che gli improvvisatori imparano e mettono in pratica con gli anni e che permettono loro di costruire la scena come se fosse stata scritta precedentemente; tali tecniche permettono la regolazione delle entrate e delle uscitein scena, dei cambi di punti di vista dello spettatore, l’alternanza tra dialoghi e monologhi, l’inserimento di flashback e  forward, il fluire della narrazione drammaturgica in maniera scorrevole e pulita.

Questo è  alla base dell’improvvisazione ma non è sufficiente. Per determinare il mood e un certo ritmo della rappresentazione teatrale è necessario inserire delle categorie teatrali ben precise che richiamino dei temi (anche cinematografici) con cui gli attori porteranno avanti la scena. Perché questo avvenga è necessario analizzare e studiare diversi stili di rappresentazione per estrapolarne le caratteristiche salienti che verranno utilizzate in scena per caratterizzare la performance. Tali temi dovranno essere assimilati dagli attori profondamente poiché avranno solo pochi istanti per installare la scena rimanendo coerenti con lo stile scelto.

Nell’improvvisazione teatrale si ha:

Stimolo dei meccanismi creativi. Viene proposto un lavoro di ricerca e di stimolazione dei processi creativi in modo da spostare idealmente la propria condizione di attore e quella di attore/autore.

Creazione collettiva. Vengono analizzate le regole ed i procedimenti che favorisconol’improvvisazione tra due e più attori, l’ascolto e la disponibilità verso l’altro.

Creazione della struttura. Nella fase finale del lavoro, le capacità creative individuali e la disponibilità verso gli altri attori vengono messe al servizio della creazione di una struttura globale, di uno sviluppo narrativo e drammaturgico dell’improvvisazione.

In quest’ultima fase non si è più solo attore/autore/regista di se stesso, ma si indirizza questa funzione a tutto il gruppo.